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ADE SpA – CIMITERI DI PARMA – Luoghi della Memoria

ANNIVERSARI DI DOMENICA 11 GIUGNO
(Selezione di anniversari, ricorrenze, eventi e personaggi legati alla giornata)

Eventi:
1184 a.C.: Guerra di Troia: Troia cade in mano agli Achei. 
1289: Si combatte la Battaglia di Campaldino 
1770: Il Capitano James Cook si arena sulla Grande barriera corallina. 
1775: Luigi XVI di Francia viene incoronato re di Francia. 
1901: La Nuova Zelanda si annette le Isole Cook 
1940: 2a guerra mondiale: l'aviazione britannica bombarda Genova e Torino. 
2002: Il congresso Usa, con la risoluzione 269, riconosce ufficialmente che 
il primo inventore del telefono é il fiorentino Antonio Meucci (*) e non Bell. 

Morti:
1924: Giacomo Matteotti, politico italiano (n. 1885) 
1956: Corrado Alvaro, scrittore italiano (n. 1895) 
1979: John Wayne, attore statunitense 
1984: Enrico Berlinguer, politico italiano (n. 1922) 
1988: Giuseppe Saragat, ex Presidente della Repubblica (n. 1898) 

Santi cattolici:
Solennità della Santissima Trinità, Venerabile Ludovico Sabbatini Pio Operaio, 
San Barnaba Apostolo, San Demetrio Vescovo, Santa Paola Frassinetti Vergine, 
Santa Maria Rosa Molas y Vallvè Religiosa, San Massimo di Napoli martire, 
San Parisio Sacerdote camaldolese, Beato Ignazio (Choukrallah) Maloyan Vescovo, 
Beata Maria del Sacro Cuore di Gesù, Maria Schininà Arezzo (**) 


(*) Antonio Meucci (inventore del telefono)
(13 Aprile 1808 - 18 ottobre 1889)

Il grande scienziato italiano Antonio Meucci nasce a San Frediano, il quartiere popolare della città di Firenze, il 13 aprile 1808. La sua è una famiglia povera: non può completare gli studi presso l'Accademia di Belle Arti e inizia a lavorare molto giovane; svolge varie professioni, da quella di impiegato doganiere, a quella di meccanico di teatro. 
Nell'ambiente teatrale incontra Ester Mochi, sarta, che diventerà sua moglie.
Antonio Meucci si appassiona fin da giovane all'elettricità fisiologica e animale.
Segue anche la politica: è coinvolto nei moti rivoluzionari del 1831 e, a causa delle sue convinzioni politiche per le sue idee liberali e repubblicane, sarà costretto a lasciare il granducato di Toscana. Dopo lunghe peregrinazioni nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie, Meucci emigra a Cuba, dove continua a lavorare come meccanico teatrale. Nel 1850 si trasferisce negli Stati Uniti, stabilendosi nella città di New York.
A New York Meucci apre una fabbrica di candele. Qui incontra Giuseppe Garibaldi, il quale lavorerà per lui: tra i due nasce un'importante amicizia. La collaborazione dei due illustri italiani è testimoniata ancora oggi dal Museo newyorcheese "Garibaldi - Meucci".
Meucci porta avanti i suoi studi sull'apparecchio telefonico già da tempo, ma è nel 1856 che l'invenzione viene completata con la realizzazione di un primo modello: l'esigenza è quella di mettere in comunicazione il suo ufficio con la camera da letto della moglie, dove è costretta da una grave malattia. 
Un suo appunto del 1857 descrive così il telefono: «consiste in un diaframma vibrante e in un magnete elettrizzato da un filo a spirale che lo avvolge. Vibrando, il diaframma altera la corrente del magnete. Queste alterazioni di corrente, trasmesse all'altro capo del filo, imprimono analoghe vibrazioni al diaframma ricevente e riproducono la parola».
Meucci ha le idee chiare, tuttavia mancano i mezzi economici per sostenere la propria attività. La fabbrica di candele fallisce e Meucci cerca finanziamenti presso facoltose famiglie in Italia, ma non ottiene i risultati auspicati. Ben presto arrivano a mancare i soldi anche per la propria sussistenza: Meucci può contare solo sull'aiuto e la solidarietà di altri emigrati italiani conosciuti.
Gli accade inoltre di rimanere vittima di un incidente su una nave: Meucci è costretto a letto per mesi. La moglie Ester sarà costretta a vendere tutte le attrezzature telefoniche a un rigattiere per soli 6 dollari.
Meucci non demorde e nel 1871 decide di richiedere il brevetto per la propria invenzione, che chiama "teletrofono". Il problema economico si ripresenta: con i 20 dollari che ha disposizione non può nemmeno permettersi di pagare l'assistenza dell'avvocato che ne esige 250. 
La strada alternativa è quella di ottenere una sorta di brevetto provvisorio, il cosiddetto caveat, che va rinnovato ogni anno al prezzo di 10 dollari. Riuscirà a pagare la somma solo fino al 1873.
Nello stesso periodo, con un'ampia documentazione sulle sue ricerche, Meucci si rivolge alla potente American District Telegraph Company di New York, richiedendo la possibilità di utilizzare le linee per i propri esperimenti. La compagnia non coglie le potenzialità economiche dello strumento e procura allo scienziato italiano una nuova delusione.
Nel 1876 Alexander Graham Bell presenta domanda di brevetto per il suo apparecchio telefonico. Gli anni successivi della vita di Meucci saranno spesi in una lunga vertenza per rivendicare la paternità dell'invenzione.
Meucci trova una sponsorizzazione da parte della Globe Company, che intraprende una causa con la Bell Company per infrazione del brevetto.
La causa termina il 19 luglio 1887 con una sentenza che, pur riconoscendo alcuni meriti ad Antonio Meucci, dà ragione a Bell. "Nulla dimostra - recitava la sentenza - che Meucci abbia ottenuto qualche risultato pratico a parte quello di convogliare la parola meccanicamente mediante cavo. Impiegò senza dubbio un conduttore meccanico e suppose che elettrificando l'apparecchio avrebbe ottenuto risultati migliori". In sintesi la sentenza affermerebbe che Meucci avrebbe inventato il telefono, ma non quello elettrico.
Antonio Meucci muore all'età di 81 anni, il 18 ottobre 1889, poco prima che la società Globe presenti ricorso contro la sentenza. La Corte Suprema statunitense deciderà per l'archiviazione del caso.
Per oltre un secolo, ad eccezione dell'Italia, Bell è stato considerato l'inventore del telefono. Il giorno 11 giugno 2002 il congresso degli Stati Uniti ha ufficialmente riconosciuto Antonio Meucci come primo inventore del telefono.
Forse non tutti sanno che il telefono è solo una delle invenzioni cui egli si dedicò. Un documento venuto alla luce in anni recenti prova che Meucci scoprì il carico induttivo delle linee telefoniche trent'anni prima che esso fosse brevettato e adottato nelle reti Bell. Altre prove che dimostrano la condizione di precursore sono contenute nelle anticipazioni di Meucci in merito al dispositivo antilocale, alla segnalazione di chiamata, alla riduzione dell'effetto pellicolare nei conduttori di linea, e alla silenziosità dell'ambiente e riservatezza.


(**) Beata Maria del Sacro Cuore di Gesù
(Maria Schininà Arezzo) Fondatrice

Discendente da antica nobiltà siciliana, Maria Schininà Arezzo ebbe come genitori il padre Giambattista dei marchesi di S. Elia e dei baroni di S. Filippo e del Monte, la madre Rosalia Arezzo Grimaldi dei duchi di S. Filippo delle Colonne e nacque a Ragusa il 10 aprile 1844.
Crebbe in un ambiente familiare dove venivano professati i principi cristiani, ricevendo un’educazione integerrima con l’aiuto del sacerdote Vincenzo Di Stefano suo precettore, figura usuale nelle famiglie nobili.
Seguendo l’istinto della sua età frequentò, sempre con liceità, la danza, la moda, soprattutto la musica cui aveva una particolare predilezione; al punto che nel 1860, a 16 anni, divenne l’animatrice della costituenda banda musicale di Ragusa e in occasione dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia ebbe il privilegio da parte del maestro della banda, di battere il tempo con la bacchetta, durante il concerto nella piazza adiacente la cattedrale.
Ma la sua vita doveva essere un’altra, intimamente si sentiva insoddisfatta, ella dava ascolto alle più profonde esigenze del suo spirito che anelava ad una più approfondita ricerca di Dio. Rifiutò più volte le proposte di matrimonio e si dedicò ad una vita più devota, quando anche l’ultimo fratello si sposò, nel 1874 rimase sola con la madre che non la ostacolava e quindi spogliatosi dell’elegante vestiario, si rivestì con quello delle popolane, mettendosi a servizio dei poveri.
Fu una scelta, diremmo oggi scioccante, per la società dell’epoca, perché infranse un muro esistente fra ricchi e poveri, nobile e popolo, per servire personalmente nei loro tuguri i poveri e gli ammalati, la cui situazione critica si era acutizzata con tutte le problematiche della "Questione Meridionale”.

Maria li chiamava ‘la pupilla di Dio’ e in loro vedeva il volto di Gesù; il carmelitano Salvatore Maria La Perla, la nominò Iª direttrice della nuova istituzione delle ‘Figlie di Maria’ sorta in quel 1877 a Ragusa, radunò intorno a sé molte giovani, vivacizzò la società e la Chiesa ragusane, istituì nuove forme di apostolato, come l’insegnamento del catechismo ai fanciulli, la solennità della Prima Comunione, il soccorso dei poveri a domicilio, la propagazione della devozione al S. Cuore tra il clero ed i fedeli. Morta sua madre nel 1884, espresse il desiderio di farsi suora di clausura, ma consigliata dall’arcivescovo di Siracusa, rimase in città a continuare le sue opere di misericordia.
Nel 1885 si associò ad alcune compagne formando un gruppo di apostolato e nel 1889, il 9 maggio, si unì in comunità con le prime cinque giovani, fondando così l’Istituto del S. Cuore con lo scopo di offrire ricovero alle orfane abbandonate e povere e per propagare il catechismo a Ragusa e comuni vicini, dare asilo agli anziani invalidi, assistendo i carcerati e gli operai che lavoravano nelle miniere di ‘pietra pece’ il cui sfruttamento nei dintorni di Ragusa, era cominciato verso la fine dell’800.
La sua era una vita tutta di preghiera e fede, al punto che si impresse sul petto in nome “Jesus” con ferro arroventato. Nel 1892 iniziò la costruzione della prima casa dell’Istituto che diverrà anche la casa madre. 
Dopo aver consolidato la sua Istituzione e dopo aver affidato alle sue Suore del Sacro Cuore, il comandamento dell’amore, madre Maria del S. Cuore morì l’11 giugno 1910 a Ragusa a 66 anni.
La sua opera si è estesa in tre Continenti e dappertutto le sue suore espandono con misericordia l’amore e la carità per i più bisognosi, seguendo lo spirito della fondatrice. E’ stata beatificata da papa Giovanni Paolo II il 4 novembre 1990. 


ADE: NOTIZIE IN BREVE

* Ricordiamo che dal Primo Giugno e fino al 30 Settembre gli orari di apertura dei Cimiteri sono i seguenti: 
> Nei giorni feriali: orario continuato dalle h. 8,00 alle 18,30; 
> Nei giorni festivi: al mattino dalle h. 8,00 alle 12,30 e 
al pomeriggio dalle 14,30 alle 18,30;

* E’ in corso la distribuzione (gratuita) del nuovo numero di ADE NEWS ai Visitatori di tutti i Cimiteri cittadini. Chi desidera averne una copia può richiederla ai portieri agli ingressi del Cimitero. 

* E’ ancora disponibile, presso le portinerie, il “mese di Giugno (Zuggn)” del calendario parmigiano di ADE/Parma Nostra. Chi desidera averlo può ritirarlo direttamente dai portieri agli ingressi. 

* E’ partito il progetto “A CASA SICURI”, servizio del Comune che assicura protezione ed assistenza tutti i giorni con l’aiuto della tecnologia, realizzato con il sostegno della Fondazione Cariparma. Per informazioni: Numero Verde 800-771167

Buona domenica a Voi e famiglie da Ade S.p.A.


 

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